CROWN THE LOST - "Reverence dies within" (2006)
Genere - Thrash / Heavy
Label - Autoprodotto
Sito - www.crownthelost.com
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Voto - 7,5 / 10
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Ormai non deve sorprendere piu' il fatto che sempre piu' spesso accade di ascoltare dischi autoprodotti che doppiano per qualita' e originalita' proposte sfornate al giorno d' oggi a profusione dalle label, grosse o indipendenti che siano. Diciamo la verita', oggi procurarsi un qualsiasi contratto discografico non è piu' un' impresa; basta essere riverenti giusto un po' alle tendenze del mercato e saper tenere quanto meno decentemente gli strumenti in mano. Non dite questo agli americani CROWN THE LOST che praticando il "fai da te" sfornano un disco molto interessante, dove tecnica ed inventiva si abbracciano per dare vita ad un vivace miscuglio di traditional Us metal, thrash e qualche ritmo accostabile al death. "Reverence Dies Within" vi mettera' di fronte alle 7 camicie sudate dai chitarristi JOE BONADDIO e DAVID E. GEHLKE per costruire un impianto ultra-dinamico, messo in piedi a colpi di riff taglienti e massicci ed incroci melodici che barcollano tra i classici richiami di ICED EARTH e NEVERMORE, e le riconoscibili tessiture del death di scuola europea. Evitando di discutere oltremodo la scelta di mettere in cima alla scaletta un pezzo interamente strumentale come "Devoid of All Praise"; tra le altre cose primo assaggio del multiforme stile dei CROWN THE LOST, le coronarie comincieranno a soffrire con "Prelude to Fall", dove al chorus azzeccato si sovrappone il piglio veloce e frenetico di uno speed/thrash americaneggiante. Le contaminazione death si insinuano nelle percussioni poste all' apice di "Your Faith is No Mine", che dopo si spinge verso richiami metal classici, principalmente sottolineati dal cantato squillante di CHRIS RENALDI, che non manca nell' occasione di sdoppiarsi in tocchi aggressivi. Tema che si ripete nella nevrotica "No Reprieve", sorretta da autentiche mitragliate ritmiche capeggiate dall' enorme lavoro svolto dal drummer JORDAN VILLELLA in termini di potenza e varieta'. In ogni pezzo del disco si assiste ad improvvise accelerazioni che non danno respiro, a stesure di riff granitici che spiccano sul contesto, nonostante l' autoproduzione, che in ultima analisi risulta bilanciata e curata in maniera decisamente professionale. "A Way Out of Madness" e "Swear to the Pearless" sono altri 2 pezzi che scateneranno senza dubbi una sano e virulento headbanging tra coloro che avranno la fortuna di imbattersi in questo disco, non facilmente reperibile attraverso i canali tradizionali. L' unico appunto va fatto al cantato di CHRIS RENALDI, un po' troppo statico nelle parti pulite e alla lunga probabilmente tedioso nel suo insistere sulle medesime tonalita'. In ogni caso i CROWN THE LOST meritano una promozione ed una lode particolare per il vasto background che sono stati in grado di mettere sul campo con il loro disco d' esordio; ora l' augurio è quello che al piu' presto riescano a trovare il consenso di una piu' vasta frangia di metallers; d' altronde non ci sarebbe premio piu' meritato.
MARCO TARDA
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