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DETTAGLI

Track listing

1. Veil Of Maya
2. Celestial Voyage
3. The Eagle Nature
4. Sentiment
5. I'm But A Wave To...
6. Uroboric Forms
7. Textures
8. How Could I

Line-up

Jason Gobel - Guitars, Guitar Synth
Sean Malone - Bass, Chapman Stick
Paul Masvidal - Vocals, Guitars, Guitar Synth
Sean Reinert - Acoustic/Electronic Drums, Keyboards

Session Vocals: Tony Teegarden, Sonia Otey, & Steve Gruden

 

 

 

 

 

RECENSIONE

CYNIC - "Focus" (1993)

Genere - Death / Fusion

Label - Roadrunner Records

Sito Web - www.cynicalsphere.com

Voto - 9,5 / 10

Con i CYNIC, il death ed il metal in genere ha spostato i propri avamposti retrogradi verso nuovi orizzonti sofisticati ed acculturati, riuscendo nel intento all' apparenza velleitario di far sposare le crude articolazioni di matrice death con levigature che affondano le radici nel jazz/fusion. La storia vede gli stessi CYNIC insieme ad AHTEIST, PESTILENCE e DEATH come formazioni capaci di valicare i muri dell' intransigenza per sfiorare sembianze liquide a cui il semplice neofita fara' fatica a dare una forma ben precisa. Chiudendo il cerchio sui CYNIC, la sperimentazione sonora segue parallelamente liriche che riversano la loro ricercatezza in tematiche fatte di filosofia e del quieto vivere, discorso gia' aperto col monumentale "Human" dei DEATH, storico gruppo del compianto CHUCK SCHULDINER dove il nascente talento del drummer SEAN REINENRT e del chitarrista JASON GOBEL gia' veniva a galla parallelamente all' attivita' dei CYNIC, iniziata prima dell' uscita del loro unico e maestoso album "Focus" nel 1993 con una serie di demo dove lo stile piano piano si puliva e si affinava sino al livello eccelso ascoltato con "Focus". Le progressioni di "Veil of Maya" si snodano nelle crudescenze growl di PAUL MASVIDAL e nelle distorsioni possenti delle chitarre, che si vanno a stemperare in passagi jazz assai eterei, voci robotiche e femminili ( SONIA OTEY) ed un fare intricato figlio del progressive metal piu' ricercato. Il contrasto è affascinante per chi vi scrive, d' avanguardia certamente, ma unico e personalissimo al punto che a distanza di quasi 15 anni non mi è pervenuta notizia alcuna di band che sia stata capace di replicare un simile tocco, ma anche capace di scardinare e rivoluzionare i canoni del metal estremo nella stessa misura dei CYNIC. La classe non è acqua in "The Eagle Nature" e in "Sentiment", dove puntualemnte si ripropongono quelle sensazioni lievitanti portate da frammenti elettrici ed elettronici, suadenti aritmie e corpuscoli dissonanti che elevano il livello delle prove di PAUL MASVIDAL e SEAN MALONE a quello di veri maestri dello strumento. Il rumore delle onde del mare ci introduce ad un altro highlight del disco: "I'm but a Wave to...", pezzo dalle movenze delicate, fluttuanti cangevolemte in feline, merito del lavoro a 360° dei 2 axe-men JASON GOBEL e PAUL MASVIDAL, che rompono drasticamente i canoni del death metal tradizionale per ricomporli in un puzzle vorticoso, dove l' alfa corrisponde all' omega, e dove una forma di impressionismo sonoro riflette a seconda delle angolature un futurismo al di fuori di ogni schema gia' scritto e suonato. il tocco angelico delle session-vocals di SONIA OTEY ritorano a stridere con gli apparati metallici di "Uroboric Forms", episodio dove i suoi tempi accelerati mi ricordano parecchio proprio gli immensi DEATH citati sopra. Il trattato metal-filosofico dei CYNIC volge verso il termine con gli esercizi improvvisativi della strumentale "Textures" e con i chiaro-scuri "spaziali" di "How Could I"; firme finali di un disco che presenta tutti i connotati per segnare la storia di una fetta del metal e di incoronare i CYNIC come gruppo un passo avanti rispetto agli altri, coraggioso e portante in seno il concetto dell' arte pura.

MARCO TARDA

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N. D.

 

 

                                 

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