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DETTAGLI

Track listing

1. 2534167 (Intro)
2. All Eyes On Me
3. Again
4. Habit
5. The Play - I
6. The Play - II
7. Shattered
8. Tallest Tree
9. In My Dreams

Line-up

Henrik Båth - Vocals/Guitars
Markus Sigfridsson - Guitars
Karl Wassholm - Bass
Tobias Enbert - Drums
Magnus Holmberg - Keyboards

 

 

RECENSIONE

DARKWATER - "Calling the earth to witness" (2007)

Genere - Progressive

Label - Ulterium Records

Sito - www.darkwater.se

 

Voto - 7 / 10

Esordio assoluto per i DARKWATER con "Calling the Earth to Witness", anche se ben 4/5 della band (tutti tranne il bassista KARL WASSHOLM) li avevo pescati qualche anno fa' nel gruppo power neoclassico HARMONY, una di quelle band metal che hanno fatto parte della cerchia metal cristiana scandinava innaugurata prima dai NARNIA e proseguita di recente nelle derivazioni DIVINE FIRE e 7DAYS, tanto per citare i primi gruppi che mi vengono in mente. Lo stesso axeman virtuoso MARKUS SIGFRIDSSON ha partecipato all' esordio dei 7 DAYS. Ora non voglio indagare piu' di tanto sulle liriche che potrebbero verosimilmente denotare sfumature white metal; mi limito a dire che i DARKWATER suonano un progressive metal dallo stampo melodico ed in molti suoi punti assai godibile. il gruppo si forma nella zona occidentale della Svezia nel 2003, limitandosi in quel periodo a suonare giusto qualche data selezionata in ambito locale e a concentrarsi sul materiale per un disco di debutto che finalmente viene registrato nel 2006 con il mixing affidato alle esperte mani di PETER SEATHER (A.C.T. , SKYFIRE) ed il mastering eseguito da GORAN FINNBERG (IN FLAMES, THA HAUNTED, DARK TRANQUILLITY). Quindi per quanto riguarda la qualita' sonora si va sul sicuro; parlando di musica, i DARKWATER mettono in fila una serie di pezzi mediamente lunghi ed articolati, ma cio' non deve ingannare portando a pensare a chissa' quali cervellotiche invenzioni tecniche o noiosi spettacolini circensi. L' ingrediente melodico è sempre in primo piano, come le atmosfere, molto tendenti a mostrare venature malinconiche e oscure come ad esempiosi nota in "Again", con passaggi letteralmente estrapolati dall' humus dei VANDEN PLAS. Ma le influenze non si fermano qui': DREAM THEATER e SYMPHONY X, questi ultimi rimembrati nei passaggi vorticosi di MARKUS SIGFRIDSSON, assurgono a numi tutelari dei DARKWATER, pur non rinnegando che il combo svedese mostra un tocco personale che si esplica negli ottimi passaggi melodici di "Habit" e "Tallest Tree", spaccati davvero degni di nota, eppure anche quelli piu' lunghi in assoluto con rispettivamente 12 e 10 minuti e passa. Questo fatto la deve dire lunga sulla buona impressione che i DARKWATER faranno sin dai primi ascolti; evitando decisamente di mostrare virtuosismi fini a se stessi e strade accidentate per chi si stanca presto dell' ennesimo vortice accademico . La caratura tecnica comunque non si discute; le canzoni sono costruite su numerosi cambi di tempo e su perizia esecutiva davvero invidiabile. Molto passaggi si presentano accattivanti , come l' interpretazione di provata bravura del singer HENRIK BATH, conferma che giunge dopo i bei ricordi lasciati con gli HARMONY, e per l' appunto, nei DARKWATER anche chitarrista. Bisogna far notare che il songwriting non è sempre omogeneo e convincente; nelle 2 parti di "The Play" l' attenzione comincia a calare; e non potrebbe essere altrimenti considerando che i ritmi dell' album non sono sostenuti, ma si stagliano spesso e volentieri sul mid-tempo atto a dare sfogo alle sfumature atmosferiche del tastierista MAGNUS HOLMBERG. In generale come esordio non c'e' male, "Calling the Earth to Witness" risultera' un boccone appetibile agli amanti del progressive melodico e dai connotati malinconici. Spero solo che i DARKWATER non rappresentino un progetto estemporaneo, vista l' apparente facilita' con cui i loro membri cambiano casacca, e magari mi piacerebbe sentire un secondo disco riproducente la stessa qualita' ed un pizzico di vivacita' in piu'.

MARCO TARDA

 

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