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DETTAGLI

Track listing

1. As I Am
2. This Dying Soul
3. Endless Sacrifice
4. Honor Thy Father
5. Vacant
6. Stream of Consciousness
7. In the Name of God

Line-up

James LaBrie: vocals
John Myung: bass
John Petrucci: guitar
Mike Portnoy: drums
Jordan Rudess: keyboards

 

 

 

RECENSIONE

DREAM THEATER - "Train of thought" (2003)

Genere - Progressive

Label - Elektra

Sito - www.dreamtheater.net

 

Voto - 7,5 / 10

Con "Train of thought" i Dream Theater proseguono e sviluppano il percorso intrapreso con il primo disco di "Six degrees of inner turbulence": già dall'ascolto dell'opener ”As I am”, appare evidente come ormai i classici suoni dal sapore progressivo che avevano contraddistinto i loro primi lavori e che erano stati in parte ripresi con "Metropolis Pt. 2" vengano definitivamente abbandonati. Lo stile si fa sempre più pesante ed aggressivo, ben oltre quanto si era visto sul precedente full lenght, con dei brani caratterizzati da riffs granitici, che sovente sforano nel thrash, ma che nello stesso tempo presentano influenze più moderne, Tool in primis. Una maggiore pesantezza sembrerebbe mettere un po' in ombra le tastiere: in realtà, ad un ascolto più attento, ci si può rendere facilmente conto quanto sia splendido il lavoro svolto da Rudess. Una nota di merito speciale va poi fatta a Myung, il quale appare particolarmente ispirato ed il cui basso costituisce la colonna portante di ogni singolo brano; nonchè a LaBrie, capace di adattarsi al meglio alle nuove sonorità sia nelle parti più riflessive che in quelle più aggressive (senza considerare il fatto che su “Honor thy father” arriva quasi a rappare!). Le sette tracce che compongono l'album non mancano, tuttavia, come sempre, di presentare una complessità strutturale a cui la band americana ci ha ormai abituato e che pervade tutti i brani (ad eccezione della breve ma penetrante “Vacant”), con fraseggi che riportano alla mente l'esperienza del Liquid tension experiment. Non sempre pienamente convincenti sono invece gli assoli di Petrucci, il quale sembra ricercare la velocità ad ogni costo, a discapito a volte della loro funzionalità nell'economia del brano. Nel complesso, comunque, in questo Train of thought c'è tanta qualità: “This dying soul” (seguito di “The glass prison”), “Endless sacrifice”, e “Stream of consciousness” costituiscono gli highlights dell'album, insieme alla conclusiva “In the name of God”, autentica invettiva contro ogni forma di odio e di violenza che trovi fondamento su pretese motivazioni religiose. Davvero un bel disco, dunque, che riesce ad esprimere al meglio tutto il suo valore dopo ripetuti ascolti.

ELIO FERRARA

 

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