ERA VULGARIS - "What stirs within" - (2007)
Genere - Progressive
Label - Open Your Ears Music
Sito - www.eravulgaris.com
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Voto - 5,5 / 10
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Gruppo all' esordio gli EVA VULGARIS, provenienti dall' Irlanda e formatisi esattamente a Dublino nel 2004. Il primo album "What Stirs Within" assurge a ruolo di contenitore multilivello, dove si trovano legati vicendevolmente thrash, crossover, death e fusion spalmati su un fondo che mantiene sempre coordinate progressive metal. Se pensate di trovarvi di fronte a tanto ben di Dio, forse non avete fatto i conti con la tendenza del gruppo irlandese ad essere assai poco liscio nel discorso musicale intrapreso, un discorso che metaforicamente potrebbe essere accostato ad un sentiero irto di ostacoli, dove spesso si finisce fuori strada, in vicoli ciechi che magari agli occhi degli ERA VULGARIS volevano essere scorciatoie che avrebbero dovuto indirizzare l' ascoltatore verso qualcosa di nuovo e assolutamente personale. Su questo punto, nulla si puo' imputare, perche' gli ERA VULGARIS nel loro minestrone stilistico, difficilmente potranno essere accostati a qualcosa di gia' sentito o a gruppi di influenza maggiore. Nei riff corpulenti di "Brittle", potremmo riscontrare un rimasuglio dei MEGADETH, col cantante CHRIS ROB intento a passare agevolmente tra voci pulite, screams e piccoli accenni growl in un modus operandi che ci riavvicina alle percussioni vocali di MIKE PATTON e PHIL ANSELMO. Il copione segue coordiante piuttosto ostiche con "Just Ask Yourself", dove poco spazio è comunque lasciato alla melodia per lasciar ritagliare ai chitarristi in questione, CHRIS ROB e JIM KENT, un siparietto tutto loro. Le note di "Limb from Limb" raschiano le orecchie per veemenza e cattiveria, ma ancora una volta gli ERA VULGARIS si dimenticano di rendere commestibile il loro prodotto, frutto piu' dell' irruenza giovanile che non di un mutuare bilanciato tra cuore e ragione. Tecnicamente siamo di fronte ad un gruppo assolutamente dotato, ma che con la sua valanga di idee, rischia in piu' di un occasione di far affogare i sorrisi in mugugni. Uno spiraglio di luce appare con il break strumentale di "Fate Draws a Curtain" e con le visionarie intuizioni di "Harmonic Discontent", ma le nuvole rimangono dietro l' angolo e riaffiorano negli 11 estenuanti minuti della finale "Imram", ipnotica a tal punto da portare alla catalessi. In questo quadro, devo ammettere un po' confusionario, emerge la versatilita' del cantato di CHRIS ROB, gia' capacissimo con le 6 corde e ben piazzato anche dietro al microfono, dove proferisce una gran quantita' di energia con cambi repentini di marcia. Per il resto, il risultato di "What Stirs Within" appare ambiguo e non perfettamente adattabile alle orecchie di tutti. Il passo è stato piu' lungo della gamba, si attendono prove future maggiormente ripulite da eccessive escrescenze stilistiche che apportano in questa occasione qualche sbadiglio di troppo.
MARCO TARDA
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