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Voto - 7 / 10
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Lontani.. Lontanissimi sembrano essere i tempi in cui CARL-JOHAN GRIMMARK rincorreva con la sua 6 corde il mito di YNGWIE MALMESTEEN e RITCHIE BLACKMORE. Ricordo ancora i commenti positivi , ma anche le critiche ricevute in occasione del suo esordio con i NARNIA, che in virtu' di dischi come "Awakening" (1998) e "Long Live the King" (1999), lo ponevano come uno dei palpabili successori al trono neoclassico. Col passare degli anni Carl è cresciuto artisticamente, sia a braccetto con i NARNIA che con varie callaborazioni tra cui bisogna ricordare quelle con ROB ROCK, DIVINE FIRE, AUDIOVISION e PLANET ALLIANCE. Il suo primo ed autentico disco (autointitolato) solista giunge in questi giorni di fine estate e ci fornisce una versione sbarazzina, matura e se vogliamo dirla tutta, libera di uno stile che si è definitivamente staccato dai cliche' a cui normalmente ero solito accostarlo. "Grimmark" è un disco eterogeneo, e di sicuro la sventagliata piu' ampia che mi sarei potuto aspettare da Carl. Si spazia dall' hard metallizzato di "How Many Times" e "Hiding From the Sun" alle ariose melodie di "Free" e "Monkey Man", senza dimenticare assaggi del talento riconosciuto del biondo guitarplayer, mostrati nei vari intarsi solisti; citiamo a caso lo strepitoso break di "Pray". Tutti questi pezzi che non sfigururerebbero in un nuovo capitolo dei PLANET ALLIANCE. Grimmark media la sua enorme tecnica esecutiva con un tocco sorprendentemente progressivo e a tratti settantiano, fermo restando che le 9 canzoni dell' album sono fornite di un groove di fondo assai moderno, figlio anche della produzione curata dallo stesso chitarrista svedese, che si occupa anche piuttosto egregiamente di tutte le vocals. I musicisti che poi lo circondano in questa avventura sono di tutto rispetto: JAN ECKERT (MASTERPLAN) al basso ed il mostruoso batterista PETER WILDOER, qui' veramente adagiato in un contesto piu' "soft" rispetto ai liveli indicibili raggiunti con i DARKANE. Molta carne al fuoco quindi ed una carrellata che da un momento all' altro ci puo' portare dalle reminiscenze pro-NARNIA di "The Kingdom", alle vivaci intuizioni di "The New Song", dove confluisce l' ammirazione per certi STEVE VAI e JOE SATRIANI. Spontaneita' e liberta', queste sono le parole d' ordine del moderno CARL-JOHAN GRIMMARK, che in questo discreto debutto riversa tutto il mestiere accumulato negli anni ed una voglia di crescere che personalmente sino a qualche anno fa non gli avrei mai riconosciuto.
MARCO TARDA
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