ICED EARTH - "Framing armageddon" (2007)
Genere - Heavy
Label - SPV Records
Sito - www.icedearth.com
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Voto - 6 / 10
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L' ambizione fa parte da tempo immemore del personaggio JON SCHAFFER, dalle sue parole traspare quasi sempre quella fierezza tipica di chi è arrivato e ed è riuscito a superare tempi bui, tempi che cominciano con l'inizio della carriera di Jon nel 1985, e che con grandi sacrifici si tramutarono in gioiosi nella seconda metà degli anni 90, quando i suoi ICED EARTH raggiunsero un livello di notorietà inaspettato, candidandosi a "next big thing" del panorama heavy mondiale. Bisogna ora capire se il nuovo "Framing Armageddon" riuscirà a ripetere i fasti di quel periodo e far accantonare le ultime altalenanti prove discografiche. Jon prova a giocare il Jolly, ripescando un' idea lasciata in dote da "Something Wicked this Way Comes" (1998), in particolar modo prendendo spunto dalla nota trilogia composta dai pezzi "Prophecy", "Birth of the Wicked" e "The Coming Curse". Il progetto lirico è talmente vasto ed imponente da coprire ben 12.000 anni di storia, che verranno completamente trattati nei 2 successivi capitoli discografici (a completamento della trilogia) programmati per il futuro prossimo. La trama di "Framing Armageddon" è sostanzialmente incentrata su una ficiton a metà strada tra il fantascientifico e l' epico, che vede gli Umani invadere la terra come essere alieni ed entrare in conflitto con le popolazioni indigene originarie del pianeta Terra ed emerse dalle sue viscere. Inevitabile la nascita di un conflitto dalle dimensioni bibliche, eventi che si susseguono senza sosta e colpi di scena che seguono in tutto e per tutto il copione di un film. La musica degli ICED EARTH si incastra in questa narrazione e inevitabilmente ne subisce le atmosfere nel bene o nel male. Un disco di tale portata, composto da ben 19 frammenti, alcuni dei quali sono degli inframezzi strumentali, non potrà che dividere la folta schiera degli estimatori del gruppo. Ed è qui che si ricollega l' ambizione di cui si parlava all' inizio: il disco gode (o soffre?) di questo sentimento andando ad esplorare sentieri che molti potrebbero trovare astrusi e fuori dalla logica che aveva reso grandi gli ICED EARTH. Quanta carne al fuoco, quanta prolissita', ma soprattutto quanta noia si avverte in "Framing Armageddon"; un macigno che digerire tutto d' un colpo risultera' un' impresa alquanto ardua, un labirinto dal quale sarà' difficile uscire. A scanso di equivoci, bisogna far notare che il disco offre strutture articolate in maniera impeccabile, e anche alcuni pezzi che dal vivo daranno i loro risultati come la furente e melodica "Ten Thousand Strong", i lineamenti magniloquenti di "The Domino Decree", ornati dal suono di un Hammond e le galoppanti schitarrate della title-track, che riportano in auge quanto di meglio JON SCHAFFER è riuscito a dare in passato. Non ci sarebbe neanche bisogno di confermare la strepitosa prova di TIM OWENS, che come sul precedente "The Glorious Burden", sfodera la sua canonica grinta. Menzione particolare va fatta per la lunga "The Clouding", che nell 'arco della sua durata tramuta le sue sfumate colorazioni Pink Floydiane in una seconda parte quadrata e rocciosa. Il rischio forte di un disco come questo è che il visionario impianto fantasy-letterario messo in piedi dalla creatività di JON SCHAFFER vada ad appesantire oltre modo il risultato portato dalle note in se, che subiscono, come giusto che sia, l' influenza multi-strato ed atmosferica del concept. Il passo è stato piu' lungo della gamba come si suol dire in questi casi; e mi pare che sia arrivato il momento di giudicare gli ICED EARTH per quello che valgono veramente, senza piu' sopravvalutarli oltre le loro effettive qualità. Ahimè, sin troppo attesi da una conferma che non è mai arrivata, che è mancata con "Horror Show", con "The Glorious Burden" e che si perpetua con l' ingarbugliato "Framing Armageddon". La sufficienza finale è una media finale fatta tra il colossale taglio portato dall' evidente gran lavoro fatto sui testi e l' ispirazione musicale che si regge in piedi a mala pena, indecisa se cedere il passo a sgrezzamenti atmosferici e melodici o provare a ritornare agli sfracelli heavy/thrash di un tempo.... che gli ICED EARTH comincino a mettere i piedi per terra.
MARCO TARDA
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