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DETTAGLI

Track listing

1. Painkiller
2. Hell Patrol
3. All Guns Blazing
4. Leather Rebel
5. Metal Meltdown
6. Night Crawler
7. Between the Hammer and the Anvil
8. A Touch of Evil
9. Battle Hymn
10. One Shot at Glory

Line-up

Rob Halford: Vocals
Glenn Tipton: Lead & Rhythm Guitar
K.K. Downing: Lead & Rhythm Guitar
Ian Hill: Bass Guitar
Scott Travis: Drums

 

 

 

RECENSIONE

JUDAS PRIEST - "Painkiller" - (1990)

Genere - Heavy

Label - Columbia / Sony

Sito - www.judaspriest.com

 

Voto - 10 / 10

"Painkiller", sinonimo di disco heavy metal perfetto, sigillo piu' massiccio che i JUDAS PRIEST siano stati capaci di mettere sino a quel momento. Era il 1990, e lo storico gruppo inglese sembrava vagasse senza meta considerando che in precedenza erano usciti 2 album come "Turbo" e "Ram it Down", segnali di indecisioni stilistiche che vedevano i JUDAS PRIEST quasi allinearsi ai gusti modaioli dell' epoca. Ma come si dice, solo i grandi hanno la forza di risorgere; ma "Painkiller" raggiunuge aspettative neanche minimamente prospettabili : una colata di puro "british steel" come prima non si era mai sentito dagli strumenti del combo inglese; un album che va consegnato alla storia insieme alle magnus opus di BLACK SABBATH, IRON MAIDEN e METALLICA. Non è difficile capire che dopo quella spettacolare prova, una parte del mondo del metal non fu' piu' la stessa, basta sentire quante band oggi cercano di scimmiottare le granitiche ritmiche di GLENN TIPTON e K.K. DOWNING, o quanti ancora emulare gli high-pitch incredibili di ROB HALFORD e la perfezione sonora raggiunta da quell' episodio discografico. La title-track rappresenta ormai un classico con l' inconfondibile intro di batteria del mostruoso SCOTT TRAVIS, che fa' scattare il conto alla rovescia per l' esplosione atomica del pezzo: un ROB HALFORD sugli scudi piu' forte di prima, tra screaming tirati al limite dell' umano; tanto che gia' all' epoca c'erano delle difficolta a riproporla senza sbavature dal vivo. E poi c'e' il lavoro combinato di Tpton e Downing, i quali non perdono tempo nel lanciarsi in incroci che sugellano uno stato di grazia irripetibile. Solamente col primo pezzo, l' emozione e la tensione ha raggiunto lo spasimo; ma il disco poi offre altri pezzi immortali della discografia dei JUDAS PRIEST. Vedi la ritmata "Hell Patrol" e la sferzante "All Guns Blazing", con ancora ROB HALFORD gran protagonista della partita. La doppia cassa di SCOTT TRAVIS troneggia senza pieta' in "Leather Rebel", ma soprattutto in "Metal Meltdown", pezzo che si riscalda in un assolo di chitarra al fulmicotone e poi parte sparato e travolgente a ridisegnare i canoni del moderno power metal; highlight assoluto del disco insieme alla celeberrima title-track. Il disco continua a macinare canzoni memorabili con "Night Crawler" e "Between the Hammer and the Anvil", asserragliando le mie orecchie con un suono pieno ed impeccabile; una manna dal cielo per chiunque si professi vero metallaro. Spazio ad un momento piu' anthemico con "A Touch of Evil" per poi concludere il capolavoro con le note trascinanti di "One Shot to Glory", anticipata dal breve inframezzo strumentale "Battle Hymn". L' album non porta pecche o sbavature, ma solo lezioni da impartire alle generazioni future dell' heavy metal; questo è il frutto di un lavoro partito quasi 30 anni prima alla ricerca di uno stile unico, alla conquista di un trono che spetta loro di diritto. I JUDAS PRIEST lo hanno creato l' heavy metal e "Painkiller" ne è una delle sue epsressioni piu' alte, credo ineguagliabile per intensita' ed ispirazione da quel fantomatico 1990 agli anni a venire.

MARCO TARDA

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