MEHIDA - "Blood & water" (2007)
Genere - Progressive / Melodic
Label - Napalm Records
Sito - www.mehida.com
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Voto - 6 / 10
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Giovani tastieristi crescono..... ricordo ancora i tempi in cui il finnico MIKKO HARKIN, faccia da teenager e talento da virtuoso, si cimentava sui tasti d' avorio agli ordini di TONY KAKKO (SONATA ARCTICA) e si configurava come erede naturale di quel JENS JOHANSSON (YNGWIE MALMSTEEN, STRATOVARIUS), che cosi tante pagine memorabili aveva scritto nella storia dello strumento. Mikko negli anni ha cercato di seguire un percorso personale piu' legato alla vera liberta' artistica che al puro raggiungimento di secondi fini, e di cio' non possiamo che tesserne le lodi. Lo abbiamo visto prima come guest in KOTIPELTO, e ancora negli ESSENCE OF SORROW, RANDOM EYES e KENZINER, per citare infine i WINGDOM, perche' proprio dalla fine del percorso con questi ultimi nasce il filo conduttore che collega il tutto alla nascita dei MEHIDA, il cui disco di debutto contiene pezzi che sarebbero dovuti finire ipoteticamente sul nuovo album dei WINGDOM. Tale parellelismo potrebbe essere scorto nelle melodie progressive di "Wings of Dove" o "Guilty" o nel cantato pulito ed impeccabile di THOMAS VIKSTROM, per chi non lo sapesse gia' membro di CANDLEMASS, THERION e STORMWIND. Ma il legame fisico vero e proprio con i WINGDOM è rappresentato dalla presenza di MARKUS NIEMISPELTO (batteria) e JARNO RAITIO (basso), ancora facenti parte dell' ex-band di Mikko. Siamo ahime' lontani pero' dai fasti compositivi di quel primo omonimo album uscito nel 2006; questa nuova estensione artistica di MIKKO HARKIN non brilla quasi mai e "Blood & Water" va a rimpolpare la schiera di dischi usciti nel 2007 che resteranno irrimediabilmente sepolti nella polvere dopo il primo ascolto. Eccezion fatta per le accorate note di "A Letter from Home" ed i passaggi prog/power ruffiani della gia' citata "Guilty", sara' un po' complicato andare a pescare pezzi veramente memorabili. Qualche tratto sperimentale, come l' inizio "core" di "Multitude" e le velature d' avanguradia dei tratti femminii alla BJORK adocchiati nell' outro "End of the World", pongono qualche timido connotato distintivo al materiale offerto dai MEHIDA; come pure non passa inosservato il talento del chitarrista JANI STEFANOVIC (DIVINE FIRE), un nome da segnare sul taccuino per il prossimo futuro vista la gran tecnica posseduta ed anche la vasta gamma del background, spaziante da richiami progressivi a pesantezze del death moderno; e senza dubbio colui che confersice ai MEHIDA quei rarefatti profumi metallici sparsi qua' e la' su "Blood & Water". Tralasciando questi appunti di cronaca, non credo che l' opera di MIKKO HARKIN e soci rimarra' negli annali del prog melodico; forse al prossimo tentativo andra' meglio.
MARCO TARDA
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