Recensione
I MOONLIGHT COMEDY ritornano in pista dopo il discreto esordio di 3 anni fa', "The life inside", e quale migliore modo di tornare per un gruppo prog-metal se non con un concept album... sin dalle prime note di "Dorothy avverto positivamente che la resa sonora sembra ottimizzata rispetto ai precedenti trascorsi, mettendomi di fronte ad un prodotto in pratica riposto in un contenitore sonoro "extralusso". Mi giunge pure la conferma che il gruppo italiano è tecnicamente mostruso; nessuna sbavatura; difficile se non impossibile tornare indietro una volta entrati dall' ingresso di "Solar eclipse", prime avvisaglie di un vortice scatenato essenzialmente da numerose fratture ritmiche e dal guitarworking virtuoso di SIMONE FIORLETTA. La cosa importante di questo disco è che la varieta' stilistica predomina, facendo dei MOONLIGHT COMEDY un gruppo meritevole di attenzione; ad esempio, possiamo trovare adagiati accanto passaggi prettamente heavy/prog ad una spruzzatina quasi inavvertibile di percussioni debitrici dei loop elettronici, segno che il gruppo non ha paura di osare; il coraggio è una gran dote per i gruppi progressive. Ma non è tutto rose e fiori come potrebbe sembrare, i possibili limiti del disco risiedono nelle sue eccessive articolazioni, che un po' lasciano spaesati, le 2 lunghe "Metamorfosi" e "Side effects", pur mostrando attributi tecnici da non sottovalutare, sortiscono l' effetto di fare calare fortemente l' attenzione, poi purtroppo, come sul precedente "The life inside", reputo la voce di EMILIANO GERMANI non all' altezza delle raffinate escursioni progressive del gruppo italico, non che Emiliano sia' un incapace anzi, fa' il suo onesto lavoro senza pero' a mio avviso brillare e spiccare tra la selva di note di cui Fioretta e soci ci ricoprono.Il giusto riconoscimento va' pure alla sezione ritmica composta dalla coppia PIZZUTI/SCALA, fautori di una ideale gabbia che racchiude "Dorothy", non priva di aperture atte a non intrappolare gli intenti melodico/tecnici del combo. Ottimo pure GIANLUIGI FARINA, che con i suoi tasti d' avorio accompagna in maniera fedele e consona il tessuto intelaiato dal gia' citato SIMONE FIORETTA. Bravi si', abbastanza personali pure ; magari c'e' da limare qualche lato che propende verso una ostica digestione; ma ci si puo' accontentare.
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