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DETTAGLI

Track listing

1. Alien Hip-Hop
2. Desert Girl
3. Matrix Gate
4. The Thinking Stone
5. Space Foam
6. Poland
7. Snuff
8. Kingdom of Dreams
9. Quantum Factor

Line-up

Derek Sherinian – keyboards
Virgil Donati – drums
Rufus Philpot – bass

Allan Holdsworth – guitar on “Desert girl” e “The thinking stone”
Brett Garsed – guitar
Jimmy Johnson - bass

 

 

RECENSIONE

PLANET X - "Quantum" - (2007)

Genere - Progressive

Label - Inside Out

Sito - www.xplanetx.com

 

Voto - 7 / 10

Non esistono alternative: dischi come “Quantum” o si amano o si odiano. I Planet X ci offrono ancora una volta un lavoro ostico, difficile, ultratecnico ed interamente strumentale. La grossa novità è data dall'assenza di Tony MacAlpine, sostituito comunque da musicisti di indubbio valore (compare in veste di guest anche Allan Holdsworth su due brani). Il leader indiscusso del progetto resta invece Derek Sherinian, accompagnato ancora una volta da Virgil Donati alla batteria. Quest'ultimo continua a stupire per le grandissime doti tecniche, tanto da potersi annoverare senza problemi tra i primi batteristi al mondo (e non è un caso se qualche anno fa fu chiamato a sostituire niente meno che Mark Zonder nei Fates Warning). Dal canto suo, Sherinian, scrollatesi definitivamente di dosso le etichette di “turnista” o di “ex Dream Theater”, è un artista completo, al culmine della sua creatività e un grandissimo virtuoso del suo strumento. L'approccio compositivo dei Planet X in “Quantum” è assai complesso. Sono presenti nove tracce di metal prog estremamente tecnico, con qualche spunto fusion e jazzistico. La varietà di temi utilizzata in ognuna di esse è semplicemente impressionante, tanto che nei primi ascolti potrebbero dare l'idea di essere costituiti da un susseguirsi di note senza alcuna connessione tra loro o delle autentiche jam sessions. In realtà, al contrario, ogni brano rivela un impianto logico-razionale assai significativo: i temi vengono svolti, sviluppati, rielaborati con sempre ricche e nuove variazioni; i suoni sezionati, scomposti e riassemblati con un approccio quasi scientifico. Inutile sforzarsi di cercare linee melodiche o armoniche: queste sono appena accennate e date per scontate, lasciando all'orecchio di un ascoltatore attento invece la capacità di intuire ciò che vi viene costruito attorno ed esaltarsi per la magnificenza dei risultati. I tempi sono poi semplicemente assurdi, al di fuori di qualsiasi schema: emblematica ad esempio la splendida "Alien hip hop", peraltro ricca di suoni sincopati e di ritmi in levare. In conclusione, un disco da avere a tutti i costi per gli amanti del prog ultratecnico e virtuosistico (tipo Spastic ink o i Sieges Even più tecnici); da evitare come la peste per tutti gli altri.

 

ELIO FERRARA

 

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