QUEENSRYCHE - "Operation : Mindcrime" (1988)
Genere - Heavy / Progressive
Label - EMI
Sito - www.queensryche.com
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Voto - 9 / 10
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“Operation: Mindcrime” è, a ragione, universalmente riconosciuto come il capolavoro dei Queensrÿche. La band, infatti, nel pieno della sua maturità artistica, sforna un disco eccellente, la cui musica viene interamente costruita intorno ad una trama. Le vicende riguardano la storia di Nikki, un giovane ragazzo tossicodipendente, il quale, rapito dalle parole di un certo Dr. X che predicava la rivoluzione, entra a far parte della sua organizzazione. In realtà, Dr. X non era un rivoluzionario, bensì un criminale senza scrupoli che mirava alla conquista del potere a qualsiasi prezzo. Nikki si vede coinvolto così in una serie di delitti e finisce per essere incaricato dell'uccisione di una donna che nel frattempo aveva conosciuto e di cui si era innamorato, una suora ex prostituta, che a sua volta adescava le potenziali vittime dell'organizzazione per salvarle o smascherarle, dietro gli ordini di Padre Williams, un prete che l'aveva tolta dalla strada ma che la usava a suo piacimento. Naturalmente Nikki si rifiuta, ma quando ritorna da lei la trova morente o perché aveva tentato di suicidarsi o perché era stato mandato un altro killer. Disperato, corre via delirando con un'arma in mano e viene arrestato. Viene portato in ospedale, dove resta sotto il continuo effetto di sedativi e tranquillanti. Tutto il disco è dunque incentrato su tale racconto: se la memoria non ci inganna, si tratterebbe del primo concept album nella storia del metal (formula che verrà poi in seguito ampiamente usata ed abusata). Va ascoltato di seguito, tutto d'un fiato, per poter essere apprezzato in pieno. Estrapolare una canzone dal contesto, infatti, finirebbe per svuotarla parecchio, perché la costruzione messa insieme dai Queensrÿche è perfetta e i brani si completano tra loro. L'alchimia creata dal gruppo si concretizza così in qualcosa di magico: la voce di Tate sovrasta su vette altissime, a cui fa da contraltare il basso di Jackson; l'intesa tra i due chitarristi appare ormai totale; Rockenfield è particolarmente incisivo e convincente (peraltro, anche i suoni della sua batteria vengono meglio valorizzati rispetto al lavoro precedente, grazie anche ad una più adeguata produzione). I brani che vanno da “Revolution calling” a “The needles lies”, messi lì di seguito, sono a dir poco magnifici: una sequenza di tal valore appare difficilmente riscontrabile su altri album. Dopo il breve intermezzo di “Electric requiem”, una nuova serie ci conduce fino alla conclusiva, splendida “Eyes of a stranger” che chiude questo disco epocale, imprevedibile e innovativo.
ELIO FERRARA
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