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DETTAGLI

Track listing

1. 24 Hours Ago
2. Beyond The Doors Of The Dark
3. Legions
4. Strange Wings
5. Prelude To Madness
6. Hall Of The Mountain King
7. The Price You Pay
8. White Witch
9. Last Dawn
10. Devastation

Line-up

Jon Oliva - Vocals
Criss Oliva - Guitar
Johnny Lee Middleton - Bass
Steve Wacholz - Drums

 

 

 

 

 

RECENSIONE

SAVATAGE - "Hall of the mountain king" (1987)

Genere - U.S. power

Label - Atlantic

Sito Web - www.savatage.com

Voto - 8 / 10

L'album "Fight for the rock" era riuscito a scontentare un po' tutti: fans, critica e persino la band stessa non era soddisfatta del risultato finale. Ecco perché i Savatage avevano le idee ben chiare su come avrebbe dovuto suonare il loro nuovo album: era necessario infatti ritornare alle sonorità heavy ed aggressive che avevano contraddistinto i loro primi lavori. Per ottenere ciò, hanno avuto la fortuna di incontrare l'uomo giusto al momento giusto: nel 1987 hanno infatti l'occasione di conoscere Paul O'Neill, che non solo produce l'album, ma con il quale viene anche instaurato un sodalizio stabile e duraturo, che si protrarrà a lungo nel tempo. "Hall of the mountain king" è dunque l'album della definitiva consacrazione dei Savatage, quello che li ha fatti conoscere al grande pubblico e ha spalancato loro le porte del successo: uno dei loro primi capolavori e ancor oggi uno dei loro album più amati ed apprezzati. “24 hrs. Ago” è l'intro ideale del disco, che mette subito in chiaro come i Savatage siano tornati a fare heavy metal a tutti gli effetti; ad essa seguono le splendide “Beyond the doors of the dark” e “Legions”, prima di arrivare a “Strange wings”, con un riff in chiave hard rock e un ritornello molto catchy. Proseguendo l'ascolto, l'attenzione viene catalizzata dall'orchestrale “Prelude to madness”, con il suo tema direttamente mutuato dalla musica classica e dalla title track, destinata a diventare uno dei maggiori classici nel repertorio della band. “The price you pay” è un brano con una buona melodia e un lavoro di chitarra di Criss Oliva a dir poco entusiasmante. Il chitarrista non è certo da meno neanche nella successiva “White witch”, più vicina all'heavy classico, e nel breve e delicato intermezzo “Last dawn”. Chiude questo splendido album “Devastation”, brano connotato da un riff cadenzato (che ricorda un po' quello della title track) e da una convincente ed aggressiva interpretazione di Jon Oliva. Un disco, dunque, che ci mostra una band in gran forma e in grado di confezionare un prodotto di grande qualità.

ELIO FERRARA

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