VANISHING POINT - "The fourth season" (2007)
Genere - Heavy / Prog / Melodic
Label - Dockyard 1
Sito Web - www.vanishing-point.com.au
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Voto - 6 / 10
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Questa recensione potrebbe benissimo chiudere i propri battenti enunciando freddamente che i VANISHING POINT sono gli stessi che avevamo sentito sul precedente "Embrace the Silence" (2005) e che "The Fourth Season" non rivoluzionera' affatto il panorama del metal melodico odierno. Non sarebe comunque politicamente corretto uscirsene in maniera poco professionale con una manciata di righe; visto che personalmente io un debito coi VANISHING POINT ce l' ho: il loro secondo album "Tangles in Dream" ovvero il loro apice compositivo mai piu' eguagliato, qualche sussulto me lo aveva causato, e alla luce dei fatti odierni, non si puo' negare che il gruppo australiano non sia in possesso di buone capacita' strumentali e di quella attitudine a sfornare melodie facili a profusione. La solare "Surrender" ne è un fulgido esempio, come pure le aperture di "Hope among the Heartless" (strofa cantata in Italiano!) e "Wake Me", fornite di arrangiamenti di tastiera mai ridondanti come accaduto spesso per STRATOVARIUS o SONATA ARCTICA. Il tutto si gioca mediamente sull' impatto melodico e sull' ordinaria amministrazione di songs quali "Embodiment", messa li' come apripista quasi ad illudere l' ideale ascoltatore di trovarsi di fronte ad un disco di power metal melodico e tirato. La verita' tanto verra' a galla presto una volta passati in rassegna i toni piu' dimessi e quasi soporiferi di "Tyranny of Distance" e "I Within I", senza nulla togliere al mestiere dei nostri, in attvita' dal lontano 1989, e alla cura del suono passato in mastering ai Finnvox Studios di Helsinki dall' ormai arcinoto ed abusato sino alla nausea MIKA JUSSILA, Re Mida del dietro le quinte dei migliori album sfornati proprio da STRATOVARIUS, NIGHTWISH e SONATA ARCTICA. In defintiva, ineluttabile si abbatte su "The Fourth Season" un grigiore controverso , titolo che sagacemente richiama alla mente la quarta opera dei giovanotti australiani, ma inevitabilemnte anche un fluire ciclico ed imperturbabile del tempo che va adeguatamente a braccetto con quello che sono oggi i VANISHING POINT, una band che si culla su quel poco di buono che ha costruito in passato senza dare l' idea che ci possa essere da un momento all' altro un colpo di coda che li possa risollevare dal loro stile trito e ritrito, fotogramma dello stesso fotogramma che da un paio di album a questa parte ci viene riproposto. Per l' appunto cambia solo la casa discografica; la Dockyard 1 di PIET SIELCK (IRON SAVIOR, SAVAGE CIRCUS) che da il cambio alla Limb Music, etichetta che fece da talent scout europeo all' allora promettente gruppo australiano, ed oggi cosa rimane di quel talento ? Credo poco .... adagiarsi sugli allori puo' costare tanto, spero che i VANISHING POINT se ne accorgano prima di venire irrimediabilmente stritolati da un mercato assai poco avvezzo a ricevere l' ennesima minestrina riscaldata di metal melodico mescolata a power prossimo alla data di scadenza.
MARCO TARDA
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