WINDS - "Prominence and demise" (2007)
Genere - Progressive / Neoclassic / Gothic
Label - The End Records
Sito - www.winds.ws
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Voto - 8 / 10
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I WINDS sono tornati, e si fa avanti ancora una volta il loro mood goticheggiante, ma per nulla accostabile alle pieghe main-stream che piano piano stanno prendendo il genere; e ancora una volta scopriamo le atmosfere classiche e progressive che si erano ammirate con stupore sull' ultimo "The Imaginary Direction of Time" circa 3 anni fa. Il nuovo "Prominence e Demise" riporta sulla scena uno degli act piu' personali degli ultimi anni, capaci di sfuggire ad ogni catalogazione ed inebriare l' ascoltatore con note avvolgenti, a tratti cupe e malinconiche nel piano di ANDY WINTER ed altri irruente negli spruzzi neoclassici del chitarrista CARL AUGUST TIDEMANN. Già l' iniziale "Universal Creation Array" offre un micro-cosmo avvolto da tessuti pregiati rappresentati in prima istanza da arrangiamenti eleganti, partiture classicheggianti sorrette dal prestigioso aiuto della Oslo Philarmonic Orchestra, da break strumentali dall' evidente profumo di jazz, e novità tra le novità,dall' ausilio inedito per i WINDS di un accompagnamento vocale femminile che risponde al nome di AGNETE M. KIRKEVAAG (MADDER MORTEM), la quale da il suo contributo anche in altri pezzi dell' album, a offrire quindi maggiori possibilità di sfogo alle linee vocali sin qui sorrette solo da LARS ERIC SI. Ma le soprese non finiscono qui, in "Grand Design" trovano vigore anche parti in growl interpretate dal guest DAN SWANO (BLOODBATH, EDGE OF SANITY, NIGHTINGALE). Si nota subito che rispetto alle precedenti prove su disco, ora i WINDS sembrano voler porre l' accento su un loro lato piu' heavy, che comunque non va ad intaccare lo stile d' avanguardia dei nostri; che riescono piuttosto bene ad intrecciare parti strumentali oscure e decandenti come nella loro tradizione al corpulento drumming di HELLHAMMER, e al fluire tempestoso e variegato dei solchi disegnati dalla chitarra di CARL AUGUST TIDEMANN, che in "Where the Cold Wind Blows","Fall and Rise" e "The Darkest Path" accennano a carezze acustiche, per poi all' improvviso riprendere la densità del marmo in distorsioni che nel contrasto con le rinomate partiture classiche offrono lineamenti dai connotati levigati ma decisi. Si tributa un pegno non indifferente ad umori orechestrali in "The Last in Line" grazie ad un inizio dove a primeggiare sono gli archi della Filarmonica di Oslo, per poi lasciare il campo all' attitudine progressiva del quartetto scandinavo, che ritrova un Tidemann ancora una volta in doppia salsa acustica ed elettrica, gettatosi a capofitto in una cascata di note degna dei guitar-hero piu' sfrontati. Non direi che questa irruenza tecnica guasti all' universo dei WINDS, che è talmente vasto e multiforme dal poter contenere al suo interno influenze musicali che come avrete capito ruotano a 360°, e che di conseguenza offrono diversi livelli su cui poggiarsi , ed apprezzare il filo conduttore di "Prominence and demise". Le liriche seguono ramificazioni filosofiche che fanno da valore aggiunto ad un disco già colto di suo negli spartiti musicali; se poi a questo aggiungiamo le ispiratissme parvanze dell' artwork curato da TRAVIS SMITH (OPETH, DEVIN TOWNSEND, AMORPHIS), il quadro appare piu' che completo. Il disco ha una logica ed un valore indiscutibile tutto suo, che apre un punto di vista sul "metal" da tenere seriamente in considerazione, anche se sicuramente non verrà recepito adeguatamente da una buona parte del pubblico. Tra rigurgiti "dark", propensione progressiva e amore per la musica classica, i WINDS hanno davvero tutti i numeri per sbalordire, ma questa non è piu' una novità ormai.
MARCO TARDA
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